Giro d’Italia 2027, il percorso da Trieste a Roma con Gavia, Mortirolo e Zoncolan
3 novembre 2026 — Recap
- Date e percorso. La 110ª edizione del Giro d’Italia, presentata all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, partirà da Trieste l’8 maggio 2027 e si concluderà a Roma il 30 maggio.
- I numeri. In programma 21 tappe, 3.418,9 chilometri, 50.250 metri di dislivello e due giornate di riposo.
- Prima settimana e cronometro. Il Giro attraverserà la Slovenia e ricorderà Michele Scarponi a Filottrano. Le due prove individuali termineranno a Campo di Giove e Milano.
- Le salite decisive. La tappa di Aprica abbinerà il Passo Gavia al doppio Mortirolo. L’ultimo arrivo in salita sarà sul Monte Zoncolan, dal versante di Ovaro.
Giro d’Italia 2027, date e caratteristiche del percorso
Ventuno tappe, due giorni per respirare
Sei frazioni per velocisti, otto di media montagna, cinque di alta montagna e due contro il tempo. Il tutto tra l’8 e il 30 maggio, con due giornate di riposo.
La cosa che mi piace di più è dove hanno messo le difficoltà. Prima del primo riposo i candidati alla maglia rosa avranno già fatto il Sassotetto, una cronometro con arrivo in salita e il traguardo di Monte Livata. Chi pensava di entrare in corsa con calma rischia di ritrovarsi alla seconda settimana con parecchio terreno da recuperare.
Due crono che chiedono gambe diverse
La Sulmona-Campo di Giove misura 19,6 chilometri e finisce in salita, quindi premia chi sa dosare lo sforzo quando cambiano le pendenze. La Monza-Milano è un’altra storia: 37,3 chilometri, un impegno più lungo in cui i passisti possono guadagnare sugli scalatori.
In totale fanno 56,9 chilometri da soli, tutti prima del blocco alpino finale. Chi perde tempo a Milano, comunque, ha ancora parecchie salite per rifarsi, a cominciare da Aprica. Mappe e profili altimetrici si trovano nella guida ufficiale al percorso.
La prima settimana, da Trieste a Monte Livata
Trieste e la Slovenia, subito occasioni per chi attacca
Si parte e si arriva a Trieste, con uno sconfinamento in Slovenia e tre difficoltà altimetriche negli ultimi 40 chilometri. Per le squadre dei velocisti è già un bel dilemma: quanto spendere per tenere insieme il gruppo, soprattutto se gli attacchi arrivano uno dopo l’altro?
Il giorno dopo si corre tutto in Slovenia, da Lubiana a Capodistria. La terza frazione, da Cervignano a Possagno, riporta il gruppo in Italia con 163 chilometri su un profilo mosso. Tre giorni così fanno gola ai corridori da classiche, quelli che superano gli strappi e nel finale hanno ancora un cambio di ritmo.
Volata a Misano, poi Sassotetto per Scarponi
La quarta tappa, da Argenta a Misano Adriatico, porta il Giro all’Autodromo Marco Simoncelli. È una delle prime occasioni per organizzare l’inseguimento e preparare uno sprint di gruppo.
Il giorno dopo cambia tutto. Si parte da Filottrano, dove la corsa ricorderà Michele Scarponi a dieci anni dalla sua morte, e si sale verso Sarnano-Sassotetto. Sono 3.300 metri di dislivello in 139 chilometri. Occhio a chi viene al Giro con l’idea di crescere di condizione strada facendo, perché qui può già trovarsi in difficoltà.
Campo di Giove e Monte Livata prima del riposo
Dopo la frazione tra Alba Adriatica e Lanciano, la crono da Sulmona a Campo di Giove dà la prima misura vera tra gli uomini di classifica, stavolta senza gregari. Poi si torna a Napoli, che ospita un arrivo per il sesto anno consecutivo.
Domenica 16 maggio la Itri-Subiaco-Monte Livata chiude il primo blocco. Un arrivo in quota al nono giorno consecutivo di corsa può pesare quanto la salita stessa, e chi ha già dato parecchio tra Sassotetto e cronometro dovrà tirare fuori un altro sforzo prima della pausa.
La seconda settimana, dall’Appennino alla crono di Milano
Norcia, Mugello e Zeri: tre finali, tre corse diverse
Si riparte da Palombara Sabina verso Norcia con 218 chilometri e 3.600 metri di dislivello. Con tutti quei cambi di ritmo una fuga ben assortita può andare via, e per una squadra sola inseguire costa caro.
Il giorno dopo c’è la frazione più lunga dell’edizione, da Gualdo Tadino a Scarperia, con arrivo all’Autodromo del Mugello. Sempre in Toscana si corre la tappa dedicata a Gino Bartali, da Montecatini Terme a Zeri, con il Passo dei Due Santi e un arrivo in salita inedito. Prima del fine settimana lombardo i velocisti hanno un’altra chance a Reggio Emilia.
Piani di Bobbio e Milano, il weekend che può ribaltare tutto
Da Cantù Arena ai Piani di Bobbio, in Valtorta, ci sono 187 chilometri e 4.900 metri di dislivello. Ghisallo, Culmine di San Pietro, Miragolo San Salvatore e Alino vengono prima dell’ascesa conclusiva, e una squadra con più uomini davanti può usare questa sequenza per isolare un rivale ben prima dell’arrivo.
L’indomani si riparte dall’Autodromo Nazionale di Monza per la crono verso Milano. Per gli scalatori è un bel rompicapo. Attaccare il sabato può dare margine in classifica, solo che quello sforzo te lo porti dietro sui 37,3 chilometri da fare da solo la domenica.
L’ultima settimana, tra doppio Mortirolo e Zoncolan
Aprica, il giorno del Gavia e del doppio Mortirolo
Dopo il secondo riposo, la Sondrio-Aprica apre l’ultima settimana con 192 chilometri e 5.700 metri di dislivello. Il Passo Gavia è la Cima Coppi, il punto più alto della corsa. Il Mortirolo, legato alla memoria di Marco Pantani, si fa due volte.
Secondo me è la tappa da segnare sul calendario. Con una sequenza così la corsa può muoversi lontanissimo dal traguardo, e chi deve recuperare diversi minuti non può permettersi di aspettare l’ultima salita. La maglia rosa dovrà scegliere in fretta quali attacchi seguire subito e per quali può ancora contare sulla squadra.
Campiglio e Sacile, aspettando lo Zoncolan
Dopo Aprica la Chiari-Vo’ ridà spazio ai velocisti. Da Rovereto si sale poi a Madonna di Campiglio, altro appuntamento per gli uomini di classifica.
Rovereto ospita anche la partenza della frazione successiva, verso Sacile, con 199 chilometri e 3.000 metri di dislivello. La vigilia dello Zoncolan è terreno buono per chi attacca da lontano. Le squadre dei favoriti vorrebbero risparmiare uomini per il giorno dopo, ma se in fuga va un corridore vicino in classifica, inseguire diventa un obbligo.
Zoncolan da Ovaro, l’ultimo verdetto prima di Roma
La penultima tappa parte da Pordenone e si chiude sul Monte Zoncolan, dal versante di Ovaro. Da quel lato vinse Chris Froome nel 2018. L’ultimo arrivo quassù invece è del 2021, con Lorenzo Fortunato che salì da Sutrio.
Sulle rampe di Ovaro conta il ritmo individuale più della scia, e anche una crisi breve può costare un distacco pesante. Poi resta solo la frazione di domenica 30 maggio a Roma, che ospita il finale per il quinto anno consecutivo. Il Trofeo Senza Fine lo consegnano lì, ma il Giro d’Italia 2027 rischia di averlo già assegnato il giorno prima, lassù.
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