Quanto guadagnano i piloti di F1 e MotoGP: sessant’anni di cifre a confronto
Nel 2026 Max Verstappen guadagna con la Red Bull circa quattro volte quanto incassa Marc Márquez, il pilota più pagato della MotoGP. Sessant’anni fa il confronto non avrebbe avuto senso, perché in nessuna delle due categorie si correva per arricchirsi.
Il divario si è aperto quando la televisione ha trasformato i due campionati in prodotti commerciali con ricavi molto diversi. L’articolo ripercorre gli ingaggi epoca per epoca, da Agostini e Villeneuve ai contratti del 2026.
Gli anni in cui correre non rendeva ricchi
Agostini e i 20 milioni di lire della MV Agusta
Giacomo Agostini ha vinto quindici titoli mondiali, otto nella classe 500. I suoi contratti non sono mai stati resi pubblici e le cifre che circolano sono ricostruzioni giornalistiche.
Secondo quanto ricostruito dalla stampa sportiva italiana, con la MV Agusta percepiva 20 milioni di lire all’anno, che rivalutati corrispondono a circa 190.000 euro di oggi.
Per capire cosa significasse serve il termine di paragone dell’epoca. Un operaio guadagnava intorno alle 100.000 lire al mese: il pilota più vincente della storia del motociclismo incassava poco più di sedici volte il suo salario annuo.
Il passaggio alla Yamaha, nel 1974, portò l’ingaggio a cifre stimate fra i 150 e i 300 milioni di lire. Restava un salto di scala interno a un mondo piccolo.
Gli altri piloti italiani del motomondiale prendevano fra 500.000 lire e un milione a gara internazionale. Per molti la trasferta si chiudeva con una diaria da poche decine di migliaia di lire.
In Formula 1 si guadagnava a premi di partenza
Nei suoi anni alla Ferrari, fra il 1977 e il 1982, Gilles Villeneuve costruì un mito che dura ancora. I termini economici del suo rapporto con Maranello non sono mai stati comunicati.
Era la norma. La retribuzione arrivava in buona parte da premi di partenza, ingaggi gara per gara e sponsor personali, non da un contratto pluriennale annunciato con un comunicato.
Senna e il milione di dollari a gara
La svolta arriva a fine anni Ottanta, quando la televisione trasforma la Formula 1 in un prodotto globale. Ayrton Senna ne è il primo grande beneficiario ed è anche il pilota che porta la contrattazione a un livello inedito.
Nel 1993 corse per la McLaren con un accordo gara per gara da un milione di dollari, da versare prima di ogni Gran Premio. Il brasiliano arrivò a rifiutare la partenza per il weekend se il bonifico non era arrivato.
Sulla stagione piena fanno 16 milioni di dollari. Per il 1994 firmò con la Williams a 20 milioni all’anno.
Sono numeri che oggi, trent’anni dopo, restano nell’ordine di grandezza dei contratti di metà griglia. Nel 1993, però, non esisteva alcun precedente: Senna stava scrivendo il listino prezzi del mestiere.
Schumacher e Rossi, il decennio dei contratti record
Gli anni Duemila sono il momento in cui le due categorie viaggiano più vicine, ciascuna con il proprio dominatore.
Schumacher primo pilota in testa alla classifica Forbes
Michael Schumacher passò da 27,6 milioni di dollari di ingaggio nel 2000 a una base da 40 milioni nel 2004.
Quell’anno Forbes lo indicò come l’atleta più pagato del mondo, con circa 80 milioni di dollari contando sponsor e premi. Nessun pilota, prima di lui, era stato il primo nome di quella classifica.
Rossi e il peso degli sponsor personali
Nel 2003 la Yamaha convinse Valentino Rossi con 15 milioni di euro a stagione, cifra che ne fece lo sportivo italiano più pagato di sempre.
Il picco arrivò nel 2009: fra stipendio e sponsorizzazioni, secondo le ricostruzioni pubblicate all’epoca, il pilota di Tavullia incassò 32 milioni di euro in una stagione. Dal 2000 in poi il totale di carriera supera i 350 milioni.
Rossi resta l’unico pilota della storia della MotoGP arrivato vicino ai livelli dei top driver di Formula 1. Ci è arrivato grazie al peso dei suoi sponsor personali più che al contratto con la squadra.
Il 2018 come fotografia del divario
Appena il fenomeno si esaurisce, la distanza riemerge. Nel 2018 il pilota più pagato della MotoGP era Jorge Lorenzo, con i 12,5 milioni di euro garantiti dalla Ducati.
Dietro di lui Marc Márquez, a 9 milioni con Honda, e lo stesso Rossi, a 7 milioni con Yamaha. Nello stesso anno Lewis Hamilton, in Mercedes, era a 42 milioni di dollari.
Le cifre del 2026 in Formula 1 e MotoGP
Oggi la forbice è tornata ampia. Max Verstappen ha un contratto da 65 milioni di euro l’anno con la Red Bull, Hamilton è a 55 milioni alla Ferrari, Charles Leclerc e George Russell a 30.
L’ingaggio di Hamilton non è cambiato dopo un 2025 chiuso senza un podio in gara, la prima stagione della sua carriera senza. Il valore del contratto, per la Ferrari, è commerciale prima che sportivo.
I dati sono raccolti nella classifica degli stipendi dei piloti di Formula 1 nel 2026, che nella parte bassa della griglia scende sotto il milione per gli esordienti.
In MotoGP il vertice è di Marc Márquez, con un ingaggio stimato fra i 12 e i 17 milioni di euro a seconda delle fonti, perché nel motomondiale i contratti non vengono pubblicati.
Dietro di lui Fabio Quartararo, e Francesco Bagnaia intorno ai 7 milioni con la Ducati prima del passaggio all’Aprilia dal 2027. Dalla stessa stagione entrerà in vigore un salario minimo garantito da 500.000 euro per i piloti a tempo pieno della classe regina.
Tradotto: il pilota più pagato della MotoGP guadagna quanto Fernando Alonso, che in Aston Martin è a 15 milioni ed è il settimo nome del paddock di Formula 1.
Il tetto ai costi che non tocca gli stipendi dei piloti
Dal 2021 la Formula 1 impone alle squadre un tetto di spesa: 145 milioni di dollari il primo anno, sceso a 135 milioni dal 2023. Gli ingaggi dei piloti ne sono esclusi, insieme ai tre dipendenti più pagati di ogni team.
È il motivo per cui, mentre i budget tecnici si sono compressi, gli stipendi al vertice hanno continuato a salire. Il pilota è rimasto l’unica voce su cui una squadra ricca può spendere senza limiti.
Nel 2020 si discusse un tetto separato da 30 milioni di dollari per gli stipendi dei piloti di ciascuna squadra, da introdurre nel 2023. L’opposizione dei diretti interessati, Verstappen e Hamilton in testa, lo fece accantonare.
Perché la MotoGP paga meno della Formula 1
La spiegazione non riguarda il talento, e nemmeno il rischio, che in moto è oggettivamente più alto. Pesano tre fattori:
- I ricavi dei due campionati. Nel 2025 la Formula 1 ha chiuso a 3,87 miliardi di dollari di fatturato, in crescita del 14%, come risulta dai conti annuali pubblicati da Liberty Media. Dorna, che gestisce i diritti commerciali della MotoGP, si è mossa intorno ai 520 milioni di euro. Un rapporto di circa sette a uno.
- La funzione del pilota. In Formula 1 vale anche come leva di marketing per il costruttore. Nella prima stagione di Hamilton a Maranello gli introiti Ferrari da sponsor sarebbero cresciuti di oltre 100 milioni, cifra che da sola giustifica l’ingaggio.
- La struttura dei compensi. Premi legati a titoli, vittorie e podi possono valere quanto la parte fissa, e per i piloti di prima fascia gli sponsor personali restano una voce autonoma.
L’ultimo punto è quello che le classifiche degli ingaggi non mostrano. È esattamente il meccanismo che ha portato Rossi a 32 milioni in una stagione, con un contratto Yamaha che valeva una frazione di quella cifra.
In MotoGP si è visto anche il movimento opposto. Nel 2024 Marc Márquez lasciò la Honda con un anno di contratto ancora da onorare e corse per il team satellite Gresini su una Ducati dell’anno prima, rinunciando secondo le ricostruzioni della stampa spagnola a quasi tutto lo stipendio.
La scommessa è rientrata in due stagioni: sella ufficiale Ducati nel 2025, titolo mondiale conquistato a Motegi con cinque gare d’anticipo e il contratto più alto del motomondiale.
In Formula 1, dove il divario fra prima e ultima fila è più marcato e i sedili davvero competitivi sono quattro o cinque, un taglio volontario dello stipendio non si vede quasi mai.
Dal luglio 2025 le due categorie hanno inoltre lo stesso proprietario. Liberty Media ha completato l’acquisto dell’86% di Dorna su una valutazione di 4,2 miliardi di euro, circa la metà degli 8 miliardi di dollari pagati per la Formula 1 nel 2017.
È presto per dire se il modello applicato alla Formula 1, dalla serie Netflix ai Gran Premi di Miami e Las Vegas, avrà lo stesso effetto sui ricavi di Dorna e, a cascata, sugli ingaggi.
Chi vuole allargare il confronto oltre i motori trova cifre dello stesso ordine di grandezza fra gli sportivi più pagati di ogni disciplina, dal calcio al golf.
La parte bassa della griglia
Le cifre del vertice raccontano metà della storia. Un esordiente di Formula 1 firma spesso per meno di un milione di euro l’anno.
Per arrivarci ha speso in Formula 2 budget stimati fra i 2 e i 3 milioni a stagione, coperti da famiglie e sponsor personali. Il primo contratto da professionista serve prima di tutto a rientrare.
In MotoGP il salario minimo da 500.000 euro, in vigore dal 2027, nasce dallo stesso problema: fino a oggi alcuni piloti della classe regina hanno corso per cifre lontane da quelle dei nomi in copertina.
Il divario fra prima e ultima fila è oggi più ampio di quello fra le due categorie, ed è la differenza più netta rispetto ai tempi in cui Agostini incassava sedici stipendi da operaio.
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