Kimi Antonelli e l’arte della rimonta: come lui nemmeno Schumacher e Verstappen
La rimonta di Kimi Antonelli a Monza entra direttamente nella storia della Formula 1. Il pilota italiano della Mercedes, costretto a partire dalla diciannovesima posizione dopo la sostituzione della power unit, ha attraversato il gruppo fino a conquistare una vittoria destinata a rimanere nella memoria degli appassionati.
Un risultato già eccezionale dal punto di vista statistico, reso ancora più importante dal luogo in cui è maturato. Vincere il Gran Premio d’Italia davanti al pubblico di Monza rappresenta infatti un traguardo speciale per qualsiasi pilota, ma farlo a soli vent’anni, partendo dalla penultima fila e da leader del Mondiale, porta l’impresa su un piano differente.
Antonelli non ha cancellato il primato assoluto di John Watson, vincitore a Long Beach nel 1983 dopo essere scattato ventiduesimo. Tuttavia, il giovane italiano ha ottenuto qualcosa che nemmeno campioni come Michael Schumacher e Max Verstappen erano riusciti a realizzare: vincere una gara di Formula 1 recuperando diciotto posizioni rispetto al posto occupato sulla griglia.
La rimonta di Kimi Antonelli a Monza entra nella storia
La penalità per la sostituzione della power unit
Il fine settimana di Antonelli era diventato improvvisamente più complicato a causa della sostituzione della power unit. La conseguente penalità lo aveva fatto retrocedere fino alla diciannovesima casella, trasformando la corsa di casa in una sfida apparentemente proibitiva.
Sul circuito di Monza, dove le velocità sono molto elevate e le monoposto tendono a utilizzare configurazioni aerodinamiche con poco carico, superare non è impossibile. Rimontare quasi tutto il gruppo, però, richiede molto più di una macchina competitiva. Servono lucidità, gestione delle gomme, precisione nelle staccate e la capacità di scegliere il momento giusto per ogni attacco.
Antonelli ha affrontato la gara senza lasciarsi condizionare dalla posizione di partenza. Invece di cercare una rimonta immediata e rischiosa, ha costruito il risultato passaggio dopo passaggio, sfruttando il ritmo della Mercedes e mantenendo il controllo anche nelle fasi più caotiche.
Una gara costruita tra sorpassi e strategia
La vittoria non è arrivata esclusivamente grazie agli episodi favorevoli. Antonelli ha dovuto completare numerosi sorpassi e adattarsi a una corsa caratterizzata da neutralizzazioni, differenti strategie e continui cambiamenti negli equilibri delle prime posizioni.
La gestione dei pit stop si è rivelata determinante. Dopo essere risalito nelle zone alte della classifica, il pilota italiano si è ritrovato nuovamente in sesta posizione in seguito alla seconda sosta. Da quel momento è iniziata un’altra rimonta, più breve ma probabilmente ancora più difficile, perché condotta contro le monoposto più competitive del gruppo.
Il sorpasso decisivo ai danni del compagno di squadra George Russell, completato nelle battute finali, ha consegnato ad Antonelli il successo. Il leader del Mondiale ha saputo approfittare delle gomme più fresche, ma ha dovuto comunque trovare lo spazio per attaccare un avversario che aveva guidato la gara a lungo.
Un italiano torna a vincere a Monza dopo sessant’anni
La portata della rimonta di Kimi Antonelli a Monza non può essere misurata soltanto attraverso le posizioni recuperate. Prima di lui, l’ultimo pilota italiano capace di imporsi nel Gran Premio d’Italia sul circuito brianzolo era stato Ludovico Scarfiotti nel 1966.
L’attesa è quindi durata sessant’anni. Un intervallo enorme, durante il quale generazioni di piloti italiani hanno inseguito senza successo il gradino più alto del podio nella gara di casa.
Antonelli ha spezzato questa lunga serie partendo diciannovesimo, una circostanza che rende il successo ancora più simbolico. Monza non ha celebrato soltanto il vincitore di un Gran Premio, ma un talento italiano capace di imporsi davanti al proprio pubblico mentre guida anche la classifica del campionato.
John Watson conserva il record assoluto della Formula 1
L’impresa di Long Beach del 1983
Per trovare una rimonta più ampia bisogna tornare al 27 marzo 1983. Quel giorno John Watson vinse il Gran Premio degli Stati Uniti Ovest sul circuito cittadino di Long Beach partendo dalla ventiduesima posizione.
Il nordirlandese della McLaren recuperò ventuno posti, stabilendo un primato che resiste ancora oggi. La giornata fu completata dal secondo posto del compagno Niki Lauda, scattato addirittura ventitreesimo. Una doppietta difficilmente ripetibile, favorita da una gara perfetta e da una gestione delle gomme superiore rispetto a quella degli avversari.
Watson era particolarmente efficace nelle corse in rimonta. Soltanto un anno prima aveva conquistato il Gran Premio di Detroit partendo diciassettesimo, dimostrando di saper emergere nelle gare imprevedibili disputate sui circuiti cittadini.
Il risultato ottenuto da Antonelli non supera il record di Watson, ma si colloca immediatamente alle sue spalle tra le vittorie ottenute dalla posizione più arretrata sulla griglia.
Il precedente di Bill Vukovich a Indianapolis
Antonelli condivide il traguardo della vittoria dalla diciannovesima posizione con Bill Vukovich, vincitore della 500 Miglia di Indianapolis del 1954.
All’epoca la celebre gara statunitense faceva parte del calendario del Mondiale di Formula 1, anche se veniva disputata con vetture e regolamenti differenti rispetto ai Gran Premi europei. Per questa ragione il successo di Vukovich rientra ancora nelle statistiche ufficiali del campionato.
Il pilota americano dominò quella edizione dopo essere partito dalla settima fila. La sua impresa appartiene però a un contesto molto diverso da quello attuale. La rimonta di Antonelli è maturata nella Formula 1 moderna, dove affidabilità, simulazioni e distacchi ridotti rendono spesso più difficile recuperare così tante posizioni.
Le più grandi rimonte nella storia della Formula 1
Barrichello dalla diciottesima posizione in Germania
Prima dell’exploit di Antonelli, una delle vittorie più famose dalle retrovie apparteneva a Rubens Barrichello. Il brasiliano della Ferrari conquistò il Gran Premio di Germania del 2000 dopo essere partito diciottesimo.
La corsa di Hockenheim fu condizionata dall’ingresso in pista di un ex dipendente della Mercedes, intenzionato a protestare contro il proprio licenziamento. L’episodio provocò l’intervento della Safety Car e ricompattò il gruppo, offrendo a Barrichello un’opportunità importante.
Il ferrarista, però, dovette completare il lavoro con una scelta coraggiosa. Quando la pioggia iniziò a bagnare soltanto una parte del circuito, Barrichello rimase sulle gomme da asciutto. Riuscì a controllare la monoposto nelle zone più scivolose e tagliò il traguardo davanti a tutti, conquistando la sua prima vittoria in Formula 1.
Il pianto sul podio e la bandiera brasiliana stretta tra le mani trasformarono quel successo in una delle immagini più emozionanti della carriera di Barrichello.
Räikkönen e Verstappen, entrambi vincitori dalla diciassettesima posizione
Kimi Räikkönen vinse il Gran Premio del Giappone del 2005 partendo diciassettesimo. Sul circuito di Suzuka, il finlandese della McLaren completò una rimonta impressionante, conclusa con il sorpasso su Giancarlo Fisichella all’inizio dell’ultimo giro.
La manovra all’esterno della prima curva rimane uno dei sorpassi più belli della storia recente della Formula 1. Räikkönen non si limitò a sfruttare la strategia, ma raggiunse il leader con un ritmo straordinario e lo attaccò quando mancavano ormai pochi chilometri alla bandiera a scacchi.
Diciannove anni più tardi Max Verstappen eguagliò quel recupero nel Gran Premio del Brasile 2024. L’olandese partì diciassettesimo anche a causa di una penalità legata alla sostituzione di alcuni componenti del motore.
Sotto la pioggia di Interlagos, Verstappen offrì una dimostrazione completa del proprio talento. Evitò gli errori commessi da diversi avversari, gestì perfettamente le ripartenze e trovò continuamente nuove opportunità di sorpasso. La vittoria brasiliana resta una delle sue prestazioni individuali più autorevoli, ma in termini di posizioni recuperate viene ora superata dall’impresa di Antonelli.
Una selezione di altre grandi corse dalle retrovie può essere consultata anche nell’approfondimento ufficiale della Formula 1.
Schumacher e la lezione sul bagnato di Spa
Michael Schumacher costruì una delle sue vittorie più spettacolari nel Gran Premio del Belgio del 1995. Il tedesco della Benetton-Renault partì sedicesimo dopo una qualifica complicata, ma recuperò rapidamente terreno sul circuito di Spa-Francorchamps.
Quando arrivò la pioggia, Schumacher riuscì a difendersi con le gomme slick anche contro Damon Hill, che disponeva degli pneumatici da bagnato. Il duello fu acceso e controverso, ma evidenziò il controllo della monoposto e la sensibilità del futuro sette volte campione del mondo in condizioni di aderenza precaria.
Schumacher recuperò quindici posizioni, tre in meno rispetto ad Antonelli a Monza. Il paragone numerico non riduce la grandezza della sua prestazione, ma permette di comprendere quanto sia raro vincere partendo dalla diciannovesima casella.
Jackie Stewart dal sedicesimo posto in Sudafrica
Anche Jackie Stewart riuscì a vincere dalla sedicesima posizione. Accadde nel Gran Premio del Sudafrica del 1973, disputato sul circuito di Kyalami.
La gara fu segnata dal drammatico incidente di Clay Regazzoni, rimasto intrappolato nella propria BRM in fiamme. Mike Hailwood contribuì personalmente alle operazioni di soccorso, mentre la corsa continuava con i mezzi di emergenza presenti vicino alla pista.
In quel contesto estremamente pericoloso, Stewart attraversò il gruppo fino a ottenere la vittoria. Il risultato resta nelle statistiche, anche se le condizioni nelle quali si svolse la gara generarono discussioni e sarebbero inconcepibili secondo gli attuali standard di sicurezza.
Button e Senna: le rimonte che vanno oltre la griglia
Jenson Button ultimo prima del successo in Canada
Non tutte le grandi rimonte possono essere raccontate confrontando la posizione di partenza con quella di arrivo. Il Gran Premio del Canada del 2011 ne rappresenta l’esempio più evidente.
Jenson Button partì settimo, ma durante la gara si toccò con il compagno Lewis Hamilton e successivamente con Fernando Alonso. Una foratura lo costrinse a procedere lentamente fino ai box, facendolo precipitare in fondo al gruppo.
La corsa, condizionata da una pioggia torrenziale, durò più di quattro ore e venne interrotta a lungo. Button effettuò sei soste, ricevette una penalità e si ritrovò anche doppiato. Dopo la ripartenza iniziò però una rimonta straordinaria.
All’ultimo giro mise sotto pressione Sebastian Vettel, inducendolo all’errore e conquistando una vittoria apparentemente impossibile. Dal punto di vista della griglia il britannico recuperò soltanto sei posizioni, ma nell’evoluzione concreta della gara passò dall’ultimo posto al primo.
Ayrton Senna e il Mondiale conquistato a Suzuka
Un significato particolare appartiene anche alla rimonta di Ayrton Senna nel Gran Premio del Giappone del 1988. Il brasiliano partiva dalla pole position, ma allo spegnimento dei semafori il motore della sua McLaren ebbe un problema.
Grazie alla discesa del rettilineo di Suzuka, Senna riuscì a riavviare la monoposto, ritrovandosi però quattordicesimo alla prima curva. Da quel momento iniziò una furiosa risalita.
Il brasiliano superò progressivamente gli avversari fino a raggiungere e sorpassare il compagno Alain Prost. Quella vittoria gli consegnò matematicamente il primo titolo mondiale della carriera, trasformando una partenza disastrosa in uno dei momenti fondamentali della sua leggenda.
Antonelli tra i campioni delle imprese impossibili
Il confronto numerico con i grandi del passato
La classifica delle vittorie ottenute dalle posizioni più arretrate restituisce una misura precisa dell’impresa italiana. Watson conserva il primato grazie al successo dalla ventiduesima casella, mentre Antonelli e Vukovich condividono la vittoria dalla diciannovesima.
Alle loro spalle si trovano Barrichello, vincitore dalla diciottesima posizione, Räikkönen e Verstappen dalla diciassettesima, quindi Schumacher e Stewart dalla sedicesima.
Sono numeri che attraversano epoche molto diverse della Formula 1. Regolamenti, circuiti, affidabilità e modalità di intervento della Safety Car sono cambiati profondamente. Il dato statistico, tuttavia, resta significativo: pochissimi piloti sono riusciti a trasformare una partenza quasi dal fondo in un successo.
Una vittoria che può pesare nella corsa al titolo
Per Antonelli il successo di Monza non rappresenta soltanto una pagina da inserire negli almanacchi. La gara arriva durante una stagione nella quale il pilota Mercedes occupa la prima posizione del Mondiale e ogni risultato può diventare decisivo.
Vincere dopo una penalità potenzialmente devastante significa limitare i rischi e trasformare una situazione negativa nella massima opportunità possibile. È esattamente ciò che distingue i piloti capaci di lottare per un campionato.
La rimonta di Kimi Antonelli a Monza dimostra inoltre una maturità sorprendente per un ventenne. L’italiano non ha perso lucidità, non si è fatto trascinare dalla fretta e ha gestito la pressione di una gara disputata davanti al pubblico di casa.
Il record di John Watson rimane intatto, ma Antonelli si è avvicinato come nessun altro nell’era moderna. E se Schumacher e Verstappen hanno costruito parte della propria leggenda attraverso rimonte memorabili, a Monza il giovane leader del Mondiale è riuscito a partire ancora più indietro e a tagliare ugualmente il traguardo davanti a tutti.
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