Milan-Benfica 0-2, rossoneri senza anima: San Siro fischia Amorim
Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2026
Il Milan perde 2-0 contro il Benfica a San Siro nella prima giornata della fase campionato di Europa League 2026/27. Le reti di Dodi Lukebakio al 16’ e Jakub Kaminski al 53’ puniscono una squadra rossonera priva di ritmo, idee e aggressività. Le sostituzioni di Ruben Amorim producono una reazione tardiva, ma non cambiano il risultato.
- Risultato finale: Milan-Benfica 0-2
- Marcatori: Lukebakio al 16’, Kaminski al 53’
- Occasione principale del Milan: errore di De Winter
- Reazione del pubblico: fischi all’intervallo e al termine
Il glorioso passato europeo del Milan sembra appartenere a un’epoca lontanissima. Prima della partita scorrono le immagini delle Coppe dei Campioni vinte nel 1963 e nel 1990, mentre Rui Costa riceve l’abbraccio del pubblico di San Siro. Poi comincia la gara e la nostalgia lascia spazio alla delusione.
Il Milan-Benfica 0-2 non rappresenta soltanto una falsa partenza in Europa League. Il cammino nella competizione è ancora lungo e la classifica resta pienamente recuperabile, ma la prestazione offerta dai rossoneri solleva interrogativi molto più profondi. La squadra di Ruben Amorim appare fragile, prevedibile e soprattutto priva di quella determinazione che dovrebbe accompagnare ogni notte europea.
Il Benfica vince con merito e conquista il primo successo della propria storia sul campo del Milan. Tra le due formazioni, almeno in questa serata, emerge una distanza evidente sul piano dell’organizzazione, del ritmo e della personalità.
Milan-Benfica 0-2: le scelte iniziali di Amorim non convincono
Cinque cambi rispetto alla partita di Roma
Ruben Amorim decide di modificare profondamente la formazione schierata nell’ultima giornata di campionato. Nonostante la vicinanza della sosta e un calendario non particolarmente congestionato, l’allenatore cambia cinque titolari, rinunciando ad alcuni degli uomini che avevano mostrato i segnali più incoraggianti.
Christian Pulisic parte dalla panchina, così come Moreira, Luka Modric e Adrien Rabiot. Sulla trequarti trova spazio Omari Hutchinson, mentre Bartesaghi viene impiegato sulla fascia sinistra e Terracciano prende il posto di Gila nella linea difensiva.
In mezzo al campo la responsabilità della costruzione viene affidata alla coppia formata da Musah e Jashari. Una mediana dinamica, almeno nelle intenzioni, ma poco efficace nel dare ordine alla manovra e nel collegare i reparti.
Il turnover si rivela difficile da comprendere anche considerando il valore dell’avversario. Il Benfica non arriva a Milano per difendersi o limitare i danni: la squadra portoghese gioca con coraggio, occupa bene gli spazi e dimostra immediatamente di voler controllare la partita.
Marco Silva prepara una squadra compatta e aggressiva
Dall’altra parte Marco Silva sceglie di lasciare inizialmente in panchina Pavlidis e concede fiducia a Duran come riferimento offensivo. In difesa trova spazio Circati, inserito in un sistema che protegge bene il centro del campo e permette agli esterni di accompagnare con continuità l’azione.
Il Benfica si muove come un blocco unico. I reparti rimangono vicini, il pallone viene spostato rapidamente da una fascia all’altra e i giocatori offensivi cercano spesso il duello individuale.
Il confronto con il Milan è impietoso. Mentre i portoghesi seguono un piano riconoscibile, i rossoneri procedono attraverso iniziative isolate, senza riuscire a costruire una vera trama offensiva.
Gli appassionati possono consultare il programma e i risultati della competizione nella sezione dedicata all’Europa League sul sito ufficiale UEFA.
Il Milan parte senza intensità
La domanda della vigilia riguardava soprattutto l’approccio. Dopo le difficoltà mostrate nelle ultime partite, ci si aspettava un Milan aggressivo, desideroso di prendere subito il controllo della serata. Accade esattamente il contrario.
La squadra di Amorim gioca a un ritmo troppo basso. Chi riceve il pallone alza la testa, ma davanti trova compagni immobili e poche linee di passaggio. La circolazione diventa così lenta e prevedibile, consentendo al Benfica di difendere senza particolare affanno.
Jashari prova più volte a richiamare i compagni e chiede movimenti senza palla, ma il problema non riguarda soltanto l’atteggiamento dei singoli. È l’intero impianto offensivo a sembrare privo di riferimenti e automatismi.
Il Benfica domina e colpisce due volte
Lukebakio sblocca la partita al 16’
Il vantaggio del Benfica arriva al 16’ e nasce da una situazione gestita malissimo dalla difesa rossonera. Kaminski accelera sulla sinistra e riesce a inserirsi nello spazio tra Chukwueze e Terracciano senza incontrare una vera opposizione.
L’azione si sviluppa rapidamente e il pallone arriva a Dodi Lukebakio, lasciato libero al limite dell’area. L’attaccante controlla, prende la mira e conclude con il sinistro verso l’angolo più lontano, battendo Maignan.
La facilità con cui il Benfica costruisce il gol rende ancora più grave l’errore del Milan. Bartesaghi non riesce a chiudere, il centrocampo non offre protezione e l’intera linea arretrata reagisce in ritardo.
San Siro comincia a manifestare il proprio disappunto. Il problema non è soltanto lo svantaggio, ma la sensazione che il Milan non disponga degli strumenti necessari per cambiare l’andamento della partita.
Sudakov colpisce il palo e sfiora il raddoppio
Il gol non scuote i rossoneri. È ancora il Benfica a rendersi pericoloso e, pochi minuti più tardi, Sudakov colpisce il palo. L’azione conferma la superiorità degli ospiti, capaci di arrivare con facilità nei pressi dell’area milanista.
Il Milan, invece, fatica persino a trovare la trequarti. Chukwueze tenta qualche cross dalla destra, ma i palloni indirizzati verso il centro vengono controllati senza problemi dalla difesa portoghese. Hutchinson e gli altri giocatori offensivi ricevono quasi sempre spalle alla porta e senza possibilità di attaccare la profondità.
Gonçalo Ramos resta isolato. L’attaccante è costretto ad arretrare per partecipare alla costruzione, corre molto e cerca di aprire spazi per i compagni, ma finisce per allontanarsi costantemente dall’area avversaria.
Un primo tempo con pochissime occasioni rossonere
La produzione offensiva del Milan nella prima frazione è ridotta al minimo. Terracciano prova una conclusione dalla distanza, mentre Jashari calcia con il sinistro mandando il pallone sopra la traversa.
Sono episodi sporadici, insufficienti per mettere in difficoltà Trubin. Il Benfica gestisce il possesso, abbassa il ritmo quando necessario e accelera appena individua uno spazio alle spalle dei centrocampisti avversari.
Al termine del primo tempo arrivano i primi fischi di San Siro. Il pubblico non contesta soltanto il risultato, ma soprattutto l’assenza di coraggio e identità. In una partita che avrebbe dovuto celebrare il ritorno del Milan in una competizione europea, la squadra appare quasi estranea all’importanza della serata.
La reazione del Milan arriva troppo tardi
Pulisic entra e aumenta il ritmo
All’inizio della ripresa Amorim prova a correggere la formazione. Hutchinson resta negli spogliatoi e al suo posto entra Pulisic. L’ingresso dello statunitense produce immediatamente un effetto positivo: il Milan alza il baricentro, muove il pallone con maggiore velocità e comincia finalmente ad attaccare gli spazi.
La squadra resta disordinata, ma almeno mostra un atteggiamento più aggressivo. Il Benfica viene costretto ad arretrare di qualche metro e il pubblico prova ad accompagnare il tentativo di reazione.
La migliore occasione capita a De Winter, che si ritrova in posizione favorevole a pochi metri dalla porta. Il difensore, però, non riesce a trovare la conclusione giusta e spreca la possibilità di pareggiare.
È un errore pesante, perché poco dopo il Benfica torna a colpire.
Kaminski segna il 2-0 al 53’
All’ottavo minuto della ripresa, Jakub Kaminski realizza la rete del raddoppio. Il giocatore del Benfica viene trovato libero in area e conclude con precisione, senza concedere possibilità a Maignan.
Ancora una volta la fase difensiva del Milan appare troppo passiva. La squadra è schierata, ma nessuno riesce a leggere in anticipo l’azione o a intervenire sul marcatore. Non si tratta quindi di una ripartenza subita in inferiorità numerica, bensì di un errore collettivo commesso con tutti i difensori nelle rispettive posizioni.
Il Milan-Benfica 0-2 assume a quel punto i contorni di una bocciatura completa. Proprio nel momento in cui i rossoneri sembravano pronti a rientrare in partita, la loro fragilità cancella ogni speranza di rimonta.
Moreira e Saelemaekers accendono il finale
Amorim inserisce anche Moreira e Saelemaekers nel tentativo di aumentare imprevedibilità e intensità. Il Milan comincia a giocare con maggiore continuità nella metà campo avversaria, sfruttando soprattutto l’energia degli uomini entrati dalla panchina.
Pulisic costruisce due buone opportunità, ma in entrambe le occasioni trova la risposta di Trubin. Il portiere del Benfica mantiene inviolata la propria porta e trasmette sicurezza a una squadra che, pur abbassandosi, non perde mai completamente il controllo.
Quella rossonera è una reazione d’orgoglio più che una rimonta organizzata. Il Milan attacca con tanti uomini, ma continua a dipendere dalle iniziative individuali e non riesce a creare una pressione realmente costante.
Cosa lascia la sconfitta europea del Milan
Amorim deve trovare una formazione di riferimento
Il primo interrogativo riguarda le scelte dell’allenatore. Cambiare cinque titolari in una gara di questo livello ha privato la squadra di continuità e ha rallentato il processo di costruzione di una nuova identità.
Amorim deve individuare rapidamente un gruppo di riferimento. Modric, Rabiot, Pulisic e Moreira non possono essere considerati soltanto soluzioni d’emergenza da utilizzare quando la partita è già compromessa. Il Milan ha bisogno della loro qualità fin dal primo minuto, soprattutto quando affronta avversari organizzati e tecnicamente preparati.
Il turnover può diventare necessario nel corso della stagione, ma deve essere sostenuto da un sistema consolidato. In questo momento, invece, ogni modifica sembra togliere certezze a una squadra che ne possiede già poche.
Gonçalo Ramos resta troppo lontano dalla porta
Un altro problema evidente riguarda l’utilizzo di Gonçalo Ramos. L’attaccante lavora molto per la squadra, ma viene servito raramente negli ultimi metri. Per ricevere il pallone deve arretrare, partecipare al possesso e aprire spazi che i compagni non sempre attaccano.
In questo modo il Milan perde il proprio riferimento più pericoloso dentro l’area. Ramos termina la partita senza riuscire a incidere e senza ricevere occasioni realmente favorevoli.
Per valorizzarlo servono maggiore velocità nella circolazione, inserimenti dei trequartisti e palloni giocati in profondità. Continuare a cercarlo soltanto spalle alla porta rischia di renderlo innocuo e di impoverire ulteriormente la fase offensiva.
I fischi di San Siro sono un segnale da ascoltare
Al triplice fischio il pubblico manifesta apertamente la propria delusione. San Siro non accetta una squadra rinunciataria, soprattutto in Europa e contro un avversario prestigioso come il Benfica.
La classifica può ancora essere sistemata, ma il tempo per correggere certi difetti non è infinito. Il Milan deve ritrovare organizzazione, coraggio e spirito competitivo. Senza un cambio di passo, anche l’Europa League rischia di trasformarsi in un percorso anonimo.
Il Benfica lascia Milano con tre punti meritati e la consapevolezza di avere dominato una rivale storica. I rossoneri, invece, escono accompagnati dai fischi e da una domanda inevitabile: quale Milan vedremo nel resto della stagione?
La risposta dovrà arrivare rapidamente. Non attraverso dichiarazioni o richiami al prestigio del passato, ma con prestazioni molto diverse da quella mostrata nella notte di Milan-Benfica 0-2.
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