Esonero Tedesco, il Bologna ha deciso: Palladino pronto a subentrare
Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2026
Il Bologna è pronto a esonerare Domenico Tedesco dopo un avvio di Serie A 2026/27 segnato da un solo punto nelle prime quattro giornate. La sconfitta contro il Napoli avrebbe convinto definitivamente la dirigenza a intervenire senza attendere Bologna-Torino di sabato 19 settembre. Il principale candidato alla successione è Raffaele Palladino, chiamato però a definire gli ultimi aspetti contrattuali legati all’Atalanta.
- Bilancio del Bologna: un punto in quattro partite
- Decisione attesa: esonero di Domenico Tedesco
- Favorito per la panchina: Raffaele Palladino
- Prossima partita: Bologna-Torino, sabato 19 settembre 2026
Esonero Tedesco, il Bologna sceglie di cambiare immediatamente
La separazione tra il Bologna e Domenico Tedesco sembra essere arrivata al punto di non ritorno. L’annuncio ufficiale non è ancora stato pubblicato, ma la società avrebbe ormai maturato la decisione di interrompere il rapporto con il tecnico senza concedergli un’ultima possibilità contro il Torino.
Il confronto avvenuto a Casteldebole tra l’allenatore e i principali dirigenti rossoblù non avrebbe prodotto le garanzie attese. Tedesco avrebbe riconosciuto alcune responsabilità per il rendimento negativo della squadra, confermando comunque la volontà di proseguire seguendo le proprie idee. A preoccupare il club sarebbe stata soprattutto l’assenza di una risposta sufficientemente convincente sulle soluzioni necessarie per invertire la rotta.
La dirigenza avrebbe quindi scelto di anticipare i tempi. Aspettare un’altra giornata avrebbe significato correre il rischio di aggravare una situazione già molto delicata, sia dal punto di vista della classifica sia sotto l’aspetto psicologico.
Un punto nelle prime quattro giornate di Serie A
Il dato che ha maggiormente pesato nelle valutazioni è il punto conquistato dal Bologna nelle prime quattro partite del campionato 2026/27. Un bottino troppo ridotto per una squadra costruita con l’ambizione di rimanere nella parte sinistra della classifica e continuare il proprio percorso di crescita.
La sconfitta contro il Napoli ha evidenziato nuovamente le difficoltà già emerse nelle precedenti uscite. Il Bologna è apparso poco incisivo, prevedibile nello sviluppo della manovra e incapace di reagire con continuità ai momenti negativi della gara.
Il problema, però, non riguarderebbe soltanto i risultati. All’interno del club sarebbe cresciuta la sensazione che la squadra non avesse ancora assimilato un’identità tattica precisa, nonostante il lavoro iniziato durante il ritiro estivo.
Il colloquio decisivo con la dirigenza
Il vertice con l’amministratore delegato Claudio Fenucci, Giovanni Sartori e Marco Di Vaio avrebbe rappresentato il passaggio decisivo. Il Bologna voleva comprendere se Tedesco fosse pronto a modificare alcuni principi tattici e a intervenire sulle scelte che avevano convinto meno durante le prime giornate.
Dal confronto non sarebbe emersa una svolta concreta. Il tecnico avrebbe difeso il proprio lavoro e manifestato la volontà di insistere, senza però indicare con sufficiente chiarezza il percorso da seguire per restituire equilibrio e convinzione alla squadra.
Proprio questa incertezza avrebbe spinto la società verso l’esonero di Tedesco dal Bologna, una scelta dolorosa ma considerata necessaria per evitare che la crisi si prolungasse.
La sconfitta di Napoli come ultimo campanello d’allarme
La partita persa contro il Napoli non sarebbe stata l’unica ragione della rottura, ma avrebbe accelerato una riflessione già avviata. Al di là del risultato, la prestazione avrebbe trasmesso una sensazione di fragilità difficile da ignorare.
Il Bologna ha mostrato poche idee nella costruzione offensiva, distanze eccessive tra i reparti e una limitata capacità di cambiare ritmo. Anche nei momenti in cui avrebbe dovuto aumentare la pressione, la squadra è rimasta troppo leggibile.
La dirigenza avrebbe interpretato questi segnali come la prova di un rapporto tecnico ormai compromesso. Da qui la scelta di non attendere la sfida interna con il Torino, in programma sabato 19 settembre alle ore 15, come confermato dal calendario ufficiale della Lega Serie A.
Perché il progetto di Domenico Tedesco non ha funzionato
L’avventura di Tedesco sulla panchina rossoblù era cominciata con aspettative importanti. La sua esperienza internazionale, il lavoro svolto con il Belgio e la capacità di proporre un calcio aggressivo sembravano elementi compatibili con la struttura del Bologna.
Sul campo, tuttavia, il progetto non ha trovato rapidamente una forma riconoscibile. La squadra è apparsa spesso sospesa tra la volontà di mantenere il possesso e la necessità di verticalizzare, senza riuscire a eseguire con efficacia nessuna delle due soluzioni.
Un centrocampo privo di equilibrio e regia
Uno dei principali problemi è stato individuato nella costruzione del centrocampo. Il Bologna ha utilizzato contemporaneamente diversi giocatori con caratteristiche prevalentemente fisiche, rinunciando spesso a un elemento capace di accelerare la circolazione del pallone.
L’assenza di un riferimento come Remo Freuler ha inciso sulla capacità della squadra di gestire i tempi della partita. Nikola Moro, considerato uno dei centrocampisti più adatti a sviluppare il gioco verticale, ha trovato poco spazio ed è rimasto frequentemente in panchina.
Senza un regista in grado di ricevere sotto pressione e servire rapidamente gli attaccanti, la manovra è diventata lenta. Gli avversari hanno potuto organizzarsi con maggiore facilità, chiudendo gli spazi centrali e costringendo il Bologna a sviluppare azioni prevedibili sulle corsie laterali.
Esterni e terzini lontani dalle proprie caratteristiche
Anche l’utilizzo degli esterni avrebbe generato diverse perplessità. I giocatori offensivi sono stati chiamati a svolgere un lavoro difensivo molto impegnativo, spesso lontano dalla zona in cui avrebbero potuto esprimere velocità, dribbling e capacità di creare superiorità numerica.
Una situazione simile si è verificata con i terzini. Diversi laterali presenti nella rosa possiedono nella spinta la propria qualità principale, ma il sistema adottato non ha sempre permesso loro di accompagnare l’azione con continuità.
Il risultato è stato un Bologna poco profondo, con pochi uomini negli ultimi metri e una fase offensiva affidata soprattutto alle iniziative individuali.
Le incomprensioni con alcuni giocatori
Alle difficoltà tattiche si sarebbero aggiunte alcune tensioni nella gestione del gruppo. Federico Bernardeschi avrebbe chiesto di essere utilizzato nella posizione di ala destra, ruolo nel quale può partire largo e rientrare verso il centro, anziché agire stabilmente da trequartista con numerosi compiti di copertura.
Anche la gestione di Jonathan Rowe avrebbe creato discussioni. L’esterno sarebbe stato allontanato in anticipo da un allenamento prima della successiva cessione all’Atalanta. A Napoli, invece, Lukasz Skorupski sarebbe partito dalla panchina per una decisione disciplinare legata a un ritardo durante una riunione tecnica.
Presi singolarmente, questi episodi non sarebbero sufficienti a determinare un esonero. Inseriti in un contesto di risultati negativi, prestazioni deludenti e crescente insoddisfazione, avrebbero però aumentato la distanza tra l’allenatore e una parte dello spogliatoio.
Raffaele Palladino favorito per la panchina del Bologna
Il Bologna non vuole lasciare la squadra senza una guida stabile per troppo tempo. Per questo motivo la società avrebbe già individuato in Raffaele Palladino il profilo ideale per aprire un nuovo ciclo.
L’ex allenatore di Monza, Fiorentina e Atalanta conosce bene la Serie A e ha già dimostrato di saper intervenire in situazioni complesse. La sua candidatura avrebbe superato quelle di altri tecnici valutati nelle ultime ore, tra cui Igor Tudor, Stefano Pioli e Roberto D’Aversa.
Gli ultimi passaggi contrattuali con l’Atalanta
Prima di firmare con il Bologna, Palladino dovrà completare gli ultimi passaggi burocratici relativi al rapporto con l’Atalanta. L’allenatore aveva sottoscritto con il club bergamasco un accordo valido fino al 30 giugno 2027 e, nonostante la conclusione dell’esperienza tecnica, resterebbero alcuni aspetti contrattuali da sistemare.
Le parti sarebbero già al lavoro per trovare una soluzione. Non sembrano esserci ostacoli insormontabili, ma il Bologna vuole concludere correttamente ogni procedura prima di comunicare l’arrivo del nuovo allenatore.
Per Palladino potrebbe essere predisposto un accordo pluriennale, probabilmente di due o tre stagioni, a conferma della volontà rossoblù di non considerarlo una semplice soluzione provvisoria.
Come potrebbe giocare il nuovo Bologna
Palladino ha utilizzato diversi sistemi nel corso della propria carriera, alternando la difesa a tre a una disposizione con quattro difensori. Il suo calcio richiede intensità, partecipazione degli esterni e capacità di occupare l’area avversaria con più giocatori.
A Bologna potrebbe inizialmente privilegiare un modulo flessibile, evitando cambiamenti troppo radicali a pochi giorni dalla partita contro il Torino. L’obiettivo principale sarà restituire fiducia alla squadra e assegnare compiti più naturali ai calciatori.
Bernardeschi potrebbe essere riportato sulla fascia destra, mentre Moro potrebbe diventare una soluzione importante per migliorare la qualità della costruzione. Anche i terzini avrebbero maggiore libertà di spinta, con una copertura più organizzata da parte dei centrocampisti.
La prima missione sarà recuperare lo spogliatoio
Prima ancora degli aspetti tattici, Palladino dovrà lavorare sulla condizione mentale del gruppo. Un punto in quattro giornate, l’esonero dell’allenatore e le tensioni emerse nelle ultime settimane hanno inevitabilmente lasciato il segno.
Il nuovo tecnico dovrà ristabilire gerarchie chiare, coinvolgere i giocatori rimasti ai margini e ricreare un senso di unità. Il Bologna dispone di una rosa con qualità tecniche importanti, ma ha bisogno di ritrovare entusiasmo, aggressività e coraggio.
La sfida con il Torino rappresenterà immediatamente un test delicato. Non ci sarà molto tempo per introdurre nuove idee, ma il club si aspetta almeno un cambiamento nell’atteggiamento e nella capacità della squadra di reagire alle difficoltà.
Bologna-Torino può aprire il nuovo corso rossoblù
La decisione sull’esonero di Tedesco al Bologna dovrebbe essere formalizzata prima della ripresa degli allenamenti. Se Palladino riuscirà a completare rapidamente la definizione della propria posizione contrattuale, potrebbe dirigere subito la squadra e sedersi in panchina contro il Torino.
In caso contrario, la seduta potrebbe essere affidata temporaneamente ad Andrea Tarozzi o a un altro componente dello staff tecnico. Si tratterebbe comunque di una soluzione limitata alle ore necessarie per completare il passaggio di consegne.
Una scelta per evitare che la stagione venga compromessa
Cambiare allenatore dopo appena quattro giornate rappresenta una decisione forte. Il Bologna avrebbe però preferito intervenire immediatamente anziché aspettare che la distanza dalle posizioni più importanti della classifica diventasse difficile da recuperare.
La società ritiene che la rosa abbia valori superiori rispetto a quanto mostrato nelle prime uscite. L’arrivo di Palladino avrebbe quindi il compito di valorizzare nuovamente i giocatori, semplificare alcune richieste tattiche e ricostruire l’identità competitiva perduta.
Palladino chiamato a dare una risposta immediata
Il possibile nuovo allenatore non avrà un periodo di ambientamento. Il calendario impone risultati e il pubblico del Dall’Ara si aspetta una reazione già contro il Torino.
Palladino dovrà trovare velocemente un equilibrio tra la necessità di introdurre le proprie idee e quella di non sovraccaricare una squadra già in difficoltà. Serviranno scelte semplici, ruoli definiti e un atteggiamento più aggressivo.
L’annuncio ufficiale resta l’ultimo passaggio necessario, ma la direzione appare ormai tracciata: l’esperienza di Domenico Tedesco al Bologna è vicina alla conclusione e Raffaele Palladino è il principale candidato a guidare la ripartenza rossoblù.
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