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Pogacar record Alpe d’Huez: battuto Pantani dopo 31 anni

Ci sono prestazioni che servono per vincere una tappa e altre che finiscono inevitabilmente per diventare un termine di paragone. Il Pogacar record Alpe d’Huez appartiene alla seconda categoria. Tadej Pogacar ha conquistato uno dei luoghi simbolo del Tour de France con una scalata destinata a entrare nella storia del ciclismo: 35 minuti e 27 secondi per percorrere i celebri 21 tornanti, migliorando di 1 minuto e 23 secondi il riferimento stabilito da Marco Pantani nel 1995.

Il dato cronometrico racconta già molto, ma non tutto. A impressionare è stata soprattutto la naturalezza con cui la maglia gialla ha affrontato una salita lunga 13,8 chilometri con una pendenza media superiore all’8%. Pogacar ha attaccato nelle prime fasi dell’ascesa finale, ha recuperato progressivamente gli uomini della fuga e si è presentato al traguardo senza mostrare i segni di una crisi, dopo aver ulteriormente scavato il solco tra sé e gli avversari.

A questo punto del Tour de France 2026, la sensazione è che lo sloveno non stia più gareggiando soltanto contro gli altri corridori. Il confronto si è spostato verso i cronometri, i record e alcune delle prestazioni più celebri della storia della Grande Boucle.

Pogacar record Alpe d’Huez: una scalata da 35’27”

L’Alpe d’Huez non è una salita come le altre. I suoi 21 tornanti rappresentano uno dei simboli universali del Tour de France e dal 1952 hanno accompagnato imprese entrate nella memoria collettiva del ciclismo. La stessa organizzazione del Tour de France ricorda come la storia dei grandi arrivi in salita della corsa francese sia legata indissolubilmente a questa montagna.

Pogacar attacca e trasforma la salita in una cronoscalata

Quando Pogacar ha deciso di aumentare il ritmo, gli avversari hanno rapidamente compreso che seguirlo sarebbe stato quasi impossibile.

Davanti erano rimasti corridori di grande qualità come Sepp Kuss, Lenny Martinez e Richard Carapaz. Pogacar, però, ha iniziato a recuperare terreno con una regolarità impressionante, trasformando progressivamente l’ascesa in una sorta di cronoscalata individuale.

Il leader della UAE Team Emirates-XRG ha continuato a guadagnare senza bisogno di produrre continui scatti. È stata soprattutto la continuità della sua azione a fare la differenza: ritmo elevatissimo, cadenza controllata e pochissime variazioni visibili nella posizione sulla bicicletta.

I 21 tornanti dell’Alpe d’Huez conquistati dalla maglia gialla

Il contesto rende la prestazione ancora più significativa. L’Alpe d’Huez è stata nuovamente invasa dal pubblico, con migliaia di tifosi ammassati lungo la carreggiata e alcuni tratti nei quali per i corridori è diventato complicato trovare spazio.

Pogacar ha attraversato questa atmosfera mantenendo una concentrazione quasi assoluta. Il cronometro, alla fine, ha restituito un numero impressionante: 35’27”.

Secondo quanto riportato dopo la tappa, il campione sloveno ha completato l’ascesa oltre un minuto più velocemente del precedente riferimento attribuito a Pantani.

Il vantaggio di Pogacar su Evenepoel sale a 7’11”

L’impresa ha avuto conseguenze importanti anche sulla classifica generale. Pogacar ha portato il proprio margine su Remco Evenepoel a 7 minuti e 11 secondi, mettendo un’ulteriore ipoteca sulla maglia gialla.

Il belga continua a difendere la seconda posizione e, arrivati a questo punto della corsa, la gestione del piazzamento diventa comprensibile. Cercare di rispondere a qualsiasi accelerazione dello sloveno potrebbe infatti significare esporsi a una crisi e compromettere un risultato comunque prestigioso.

La superiorità mostrata dal leader ha quindi modificato anche il modo di correre degli avversari: mentre Pogacar guarda alla vittoria assoluta, gli altri devono contemporaneamente pensare al podio, alle classifiche secondarie e ai rispettivi obiettivi.

Pogacar contro Pantani: cade il record dell’Alpe d’Huez

Per comprendere la portata del Pogacar record Alpe d’Huez bisogna tornare indietro di oltre trent’anni.

Marco Pantani aveva costruito proprio su questa montagna alcune delle prestazioni più famose della sua carriera. Il Pirata possedeva diversi dei migliori riferimenti cronometrici sull’ascesa francese e il suo 36’50” del 1995 era diventato quasi un confine tra epoche differenti del ciclismo.

Il precedente primato di Marco Pantani

Pantani aveva fatto registrare prestazioni straordinarie sull’Alpe d’Huez negli anni Novanta: 37’15” nel 1994, 36’50” nel 1995 e 36’53” nel 1997.

Numeri rimasti per decenni nella parte più alta delle classifiche storiche della salita.

Il confronto tra generazioni differenti deve naturalmente essere interpretato con prudenza. Biciclette, materiali, preparazione, alimentazione, tattiche, condizioni meteorologiche e sviluppo tecnologico rendono impossibile trasformare un semplice cronometro in una valutazione assoluta del valore dei corridori.

Rimane però il significato sportivo del dato: superare un riferimento rimasto intatto per più di tre decenni sull’Alpe d’Huez rappresenta un evento eccezionale.

Pogacar migliora di 1’23” il riferimento del Pirata

La differenza tra 36’50” e 35’27” è di 83 secondi, cioè 1 minuto e 23 secondi.

Su una salita di 13,8 chilometri è un margine enorme, soprattutto considerando il livello del precedente riferimento.

Non significa cancellare Pantani dalla storia. Al contrario, il fatto che il suo tempo abbia rappresentato un parametro per oltre trent’anni contribuisce a spiegare quanto fosse straordinario ciò che il romagnolo riusciva a fare sulle grandi montagne.

Pogacar ha semplicemente aggiunto un nuovo capitolo a quella storia.

Dal Pogacar del 2022 a quello del 2026: 3’41” guadagnati

C’è però un confronto forse ancora più interessante di quello con Pantani: Pogacar contro Pogacar.

Nel 2022, nell’edizione in cui la tappa dell’Alpe d’Huez venne conquistata da Tom Pidcock, lo sloveno aveva completato la salita in circa 39’08”.

Quattro anni più tardi il cronometro si è fermato a 35’27”.

La differenza è di 3 minuti e 41 secondi.

È probabilmente questo il numero che descrive meglio l’evoluzione del campione sloveno. Non parliamo semplicemente di un atleta capace di mantenersi ai vertici, ma di un corridore che ha continuato a sviluppare la propria capacità di esprimere potenza sulle salite più impegnative.

I numeri dietro il record di Pogacar sull’Alpe d’Huez

Il cronometro non è l’unico parametro che rende eccezionale la prestazione. Le stime relative alla potenza e alla velocità ascensionale collocano la scalata dello sloveno ai vertici assoluti del ciclismo moderno.

Una VAM vicina ai 1.890 metri orari

Uno degli indicatori utilizzati per analizzare le prestazioni in salita è la VAM, ovvero la velocità ascensionale media.

Nel caso dell’Alpe d’Huez di Pogacar, le stime portano il dato vicino ai 1.890 metri di dislivello all’ora.

È un valore impressionante, soprattutto perché ottenuto non durante una prova isolata ma nel finale di una tappa del Tour de France, dopo chilometri di corsa e con la pressione della classifica generale.

La VAM non permette da sola di confrontare perfettamente prestazioni disputate su percorsi diversi, perché pendenza, condizioni atmosferiche e caratteristiche della salita incidono sul risultato. Rimane però uno strumento utile per comprendere l’eccezionalità della scalata.

Le stime di potenza vicine ai 7 watt per chilogrammo

Anche le valutazioni sulla potenza hanno attirato inevitabilmente l’attenzione. Le stime collocano Pogacar in prossimità della soglia dei 7 watt per chilogrammo durante la scalata.

Va sottolineato che, senza conoscere direttamente i dati del misuratore di potenza dell’atleta, si tratta di calcoli indicativi e non di valori ufficiali.

Ciò che può essere osservato direttamente, invece, è la velocità con cui Pogacar ha recuperato i corridori davanti e il distacco inflitto ai principali uomini di classifica.

Il risultato è stato netto: una salita affrontata a una velocità che nessuno degli avversari è riuscito a sostenere.

Una superiorità che cambia la corsa degli avversari

Quando un corridore raggiunge un livello simile, cambia inevitabilmente anche la strategia degli altri.

Evenepoel deve proteggere il secondo posto. Gli uomini interessati alla classifica degli scalatori devono scegliere accuratamente dove spendere energie. Chi punta alla top ten non può permettersi di inseguire Pogacar rischiando di esplodere qualche chilometro più avanti.

È una conseguenza tipica delle grandi dominazioni: il leader corre la propria gara, mentre dietro si sviluppano contemporaneamente numerose competizioni differenti.

Pogacar entra sempre più nella storia del Tour de France

La vittoria sull’Alpe d’Huez non rappresenta soltanto un altro successo di tappa. Conquistare questa montagna indossando la maglia gialla e farlo stabilendo un nuovo riferimento cronometrico significa aggiungere alla propria carriera una delle immagini simbolicamente più potenti che il Tour possa offrire.

Un quinto Tour sempre più vicino

Pogacar si sta avvicinando alla conquista del quinto Tour de France della carriera, risultato che lo proietterebbe ulteriormente tra i grandi nomi della storia della corsa francese.

Il suo dominio nel 2026 appare ancora più significativo perché arriva dopo un percorso nel quale lo sloveno ha conosciuto anche la sconfitta. Le battute d’arresto contro Jonas Vingegaard nel 2022 e nel 2023 avevano mostrato l’esistenza di un rivale capace di metterlo seriamente in difficoltà.

Da allora Pogacar sembra aver compiuto un ulteriore salto di qualità.

Dalle sconfitte contro Vingegaard a una nuova versione di Pogacar

Il corridore attuale appare più completo nella gestione degli sforzi e soprattutto devastante quando la strada sale.

La crescita non riguarda soltanto gli attacchi esplosivi. Pogacar sembra riuscire a mantenere potenze estremamente elevate per periodi sempre più lunghi, caratteristica fondamentale sulle grandi salite alpine e pirenaiche.

L’Alpe d’Huez rappresenta probabilmente l’esempio più evidente di questa trasformazione: rispetto al 2022, il miglioramento cronometrico è superiore ai tre minuti e mezzo.

Il prossimo obiettivo è ancora l’Alpe d’Huez

E il Tour non concede molto tempo per metabolizzare quanto accaduto.

La ventesima tappa propone infatti nuovamente l’Alpe d’Huez, ma attraverso un percorso ancora più impegnativo. Sono previsti 170,9 chilometri e circa 5.450 metri di dislivello, con Col de la Croix de Fer, Télégraphe, Galibier e l’approccio finale attraverso il Col de Sarenne. Gli organizzatori hanno descritto la frazione come una delle più impegnative dell’intera storia recente della corsa.

Per Pogacar potrebbe trasformarsi nell’ennesima occasione per spostare ancora più avanti il limite.

Pogacar e il record dell’Alpe d’Huez aprono una nuova era

I confronti tra epoche nel ciclismo rimarranno sempre complessi. Pantani apparteneva a un’altra generazione, con biciclette differenti, metodologie di allenamento differenti e un ciclismo profondamente diverso da quello attuale.

Il cronometro, tuttavia, rimane un elemento concreto.

35 minuti e 27 secondi.

È questo il nuovo riferimento dell’Alpe d’Huez. Pogacar ha sottratto 1’23” al celebre tempo di Pantani del 1995 e addirittura 3’41” alla propria prestazione del 2022.

Ma probabilmente l’immagine più significativa non è contenuta in una tabella.

È quella di Pogacar che attraversa i 21 tornanti circondato dalla folla, recupera uno dopo l’altro gli uomini che lo precedono e continua verso il traguardo con un’azione apparentemente controllata mentre dietro gli avversari cercano semplicemente di limitare i danni.

Quando non rimangono rivali da battere, resta il cronometro. E quando anche i tempi che sembravano appartenere per sempre alla leggenda cominciano a cadere, significa che il corridore non sta più soltanto cercando di vincere il Tour.

Sta cercando di lasciare un riferimento per chi verrà dopo.

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